Vi cantu

Vi cantu

domenica 10 maggio 2015

Le madri

Leggile in una musica 
che ti è vicina al cuore
onde non rimanere
nella solitudine di voci
dentro un albero inquieto
di presenze
che con oscuro passo
dentro una selva giovane
incedono
su un andante sinfonico
pieno dell'ansito
misterioso nel passo
e disarmonico
d'una gioia inattesa
che reca con se doni
astri luciferini
d'una stagione matura
nella felice antichità dei bimbi
( Poesia di Ciccio)
(da  Nella danza del figlio di ieri " Norme d'uso")


foto Liliana I.

Clicca sul link seguente di you tube per il video ascoltare la canzone:


foto Lilian
Le madri
do  la-  fa  sol 
Cosette fra amici vuol dire rovina  la-  re-  la-
i lupi si leccano prima di azzannare mi  la-
il patto è di ferro nessuno tradisce la-  re-  la-
insieme fino in fondo a massacrare mi  la-
I nostri figli faranno la guerra
noi siam le madri degli stessi in miniera
prima all'inferno a spalare carbone
poi rigettati in pasto alla guerra
Noi siam le madri finte 
di figli senza padri e senza terra
venite a vedere, venite a vedere
chi muore chi non può più neanche parlare
Domani all'alba tutto sarà finito
intanto siam qui ad aspettare
venite, venite un po’ qui a vedere
chi muore chi non sa più neanche parlare ( testo di Ciccio )



Ciccio mi presenta "Il teologo",
già presente nel blog,
e " La canzone del rancio militare"
e mi chiede di musicarle.
Per " Le madri" mi dice che ha altre idee,
non vuole una canzone
al limite un sottofondo,
detto fatto mentre la leggo
inizio il sottofondo e... la canto.
Canzone del 1977
  1. a I.*Le madri*
    Leggile in una musica 
    che ti è vicina al cuore 
    onde non rimanere 
    nella solitudine di voci ... https://www.facebook.com/images/emoji.php/v8/f9d/1/16/1f33e.png
    🌾
    ... Quel girasole della 
    tua dolcezza
    inonda d'acque d'oro
    la pupilla del mondo
    in un' attonita festa https://www.facebook.com/images/emoji.php/v8/f1a/1/16/1f33b.png
    🌻 (Francesco Micale)

sabato 21 marzo 2015

I padri


   La forza dei padri agli occhi dei figli bambini.
   La grandezza dei figli nei cuori dei padri …
e ritmo ci sarà per qualsiasi danza.

   Canzone scritta il 14 giugno 1979, giorno dopo il congedo militare.
   Cosetta: nome scelto in onore di Jean Valjean che le ha fatto da padre, (V. Hugo "Les Miserables”) qui nella veste di madre.
   Pilato: non ricordo il motivo di questa scelta, forse per il nome, famoso per il gesto del lavarsi le mani,  e quindi  poco attinente e in contrapposizione al ruolo di padre.

   Canzone registrata nel giardino dell’hotel Soleado di Falcone durante la serata “Gli ulivi e la memoria” del 3 agosto 1998, in sottofondo “canticchia” anche Ciccio


Foto F. Rocciolo

Clicca sul link seguente per ascoltare la canzone:

I  PADRI

               (Si-  re  mi  mi7  sol fa#  si-)
   Cosetta cammina, Pilato ha un problema                ( si-  re  mi )
la cerca di nuovo                                                           ( si-  re) 
per quel viso truccato, il lavoro perduto                    ( si-  mi  si-)
le sue mani ed il vizio di guardarla com’era.             ( re  si-  mi  si-) 
   E Pilato la guarda, Cosetta si lava                           ( si-  re  mi )
le mani sudate                                                               ( si-  re) 
quel suo pezzo di terra con quell’erba che cresce     ( si-  mi  si-)
cresce la sua abitudine … guarda il suo contadino. ( re  si-  mi  si-) 
             Tanto ormai sa già                                         ( si-  mi)
             che anche suo figlio crescerà.                         ( sol fa# si-)
             Tanto ormai sa già                                        ( si-  mi)
             che la miseria vincerà.                                     ( sol fa# si-)
                    E torneranno i loro padri                       ( si-  sol fa# si-)
                    e avranno figli da sfamare                      ( si-  sol fa# si-)
                    il giorno fuori a cooperare                     ( si-  sol fa# si-)
                    e poi la notte a macchinare                    ( si-  sol fa# si-)
                      e chi non dorme va a cantare                 ( si-  sol fa# si-)
                    e chi non dorme va a cantare.                 ( si-  sol fa# si-)
            Tanto ormai sa già …                                  ( si-  mi)
            che la miseria vincerà.                                     ( sol fa# si-)

   Cosetta ha fatto grandi cose, Pilato ha visto giusto,
le sue mani sul muro
e suo figlio è già grande e gli porge del vino
e Cosetta sorride e lo cerca di nuovo.
            Perché ormai sa già …
            che anche suo figlio crescerà
            Perché ormai sa già …
            che la miseria vincerà.
                   E torneranno i loro padri
                   e avranno figli da sfamare
                   il giorno fuori a cooperare
                   e poi la notte a macchinare
                   e chi non dorme va a cantare
                   e chi non dorme va a cantare.
             Perché ormai sa già …
             che la miseria vincerà
             Perché ormai sa già …
             che anche suo figlio crescerà.

domenica 22 febbraio 2015

Ninna nanna picciridda


Era già pronta la prima serenata
fra botti, maschere e musiche di carnevale.
Giovedì 25 febbraio 1982, giorno dopo le ceneri.
Non riesco ad avvicinarmi al giorno dell'anniversario 
senza questa canzone 
che ritorna e ripete Ninna nanna.



Clicca sul link seguente per ascoltare la canzone:


NINNA NANNA PICCIRIDDA
Do5+ sol7dim*
(fischio) do5+  sol7dim  mi7  la-
Eni a prima sirinata mentri u suli si ni vaci           do5+  sol7dim  mi7  la-
Chista eni a tò nuttata vogghiu sentiri i tò baci   do5+  sol7dim  mi7  la-
E non eni mancu festa, non è Pasqua né Natali   do5+  sol7dim  mi7  la-
Pi l’amuri chi mi resta iò u sacciu quantu vali     do5+  sol7dim  mi7  la-
                    (Rit.) fa
    E ogni vota chi veni stù iornu      fa la-
     Sentu lu munnu chi canta intornu    fa la-
    E sulu ioi non sacciu cantari     do5+  sol7dim  la-
    Ma lu duluri mi faci* nsignari   do5+  sol7dim  la-
    E iò cantu pi stà notti    do5+  sol7dim 
    E iò sonu picchì ridi      la-
    E non cianci chiù pi botti* do5+  sol7dim 
    Né pi maschiri e pi gridi     la-
    Ninna nanna ninna nanna do5+  sol7dim  la-
    Oh ninna nanna uh ninna nanna do5+  sol7dim  la-

Ninna nanna ninna nanna, ninna nanna picciridda
Vadda u celu chi ni manna ni rigala a megghiu stidda
Ma u rigalu di tò patri non è cosa d’oru o ricca
Ma è scrittu ntà di quatri e … figghia mia non è picca.
(Rit.) fa
    E ogni vota chi veni stù …
    … ninna nanna     ( a finire …) do5+  sol7dim  la-

Novembre 1981

·         *sol7dim? Trattasi dell’accordo di sol che tralascia il mi cantino e,
in seconda battuta, preme il re. 
In definitiva: 320000 e 320030 (il numero indica il tasto da premere,
lo 0 è corda libera in progressione  da destra a sinistra.
Primo caso 6° corda 3° tasto e 5° corda 2°tasto; nel secondo caso
occorre premere anche
 la 2° corda del terzo tasto “si dice pic in re”).

·         *Mi “faci” nsignari … sarebbe più corretto:  mi veni a nsignari.
In dialetto Falconese non c’è la parola “mparari”  si utilizza “nsignari”
sia per imparare che per insegnare.

·         *Botti di carnevale.





domenica 25 gennaio 2015

A canzuna da fami


Canzone del 1978.
   Durante l’attesa di un pranzo domenicale,
con l’acquolina in bocca,
ecco la prima canzone ironica che ha dato il "la"
a tante altre.
Niente a che  vedere con il 5° dei 7 vizi capitali.
   La fame raccontata dai nostri nonni che aspettavano la festa
per potersi “rifare” dei giorni di “magra”.
   Oggi si sente dire: era meglio quando si stava peggio!
Mangiare? Si!?
   Ma ... non bisogna smettere di avere fame!


Foto di V. Bucolo, F. Rugolo, D. Lembo, G. Maio, Le radici del cuore e album di famiglia.


Clicca sul link seguente per le immagini e la canzonehttp://youtu.be/QbW4iffaErc


                   A canzuna da fami
fa do mi la-   fa do mi la-
Si fussi sempri festa magari sempri Pasqua   do sol7
iò tuttu ntà na vota manciassi carni e pasta   do
si poi fussi Natali pi mia è un forti affari     sol7
avissi na nsalata e vinu pi cantari                 do
 fa do mi la-   fa do mi la-
   Si fussi menz’austu manciassi cu chiù gustu
truvassi cacchi pisci quantu mu bugghiu o rustu
 e all’ Epifania nvitatu unni me zia
a casa tutta china di sasizza chi npinnia
di di di di… fa do mi la-   fa do mi la-
     Si fussi la pasquetta avissi i sigaretti
‘sittatu sutta a pergula manciassi cutuletti
pa fera di Faccuni o pu primu maggiu
almenu  pu ’saggiari un mostru di fummaggiu
di di di di… fa do mi la-   fa do mi la-
   (E dopu a  Capillannu manciassi senz’affannu
truvassi pedi pedi i cosi chi non mannu
e a cannaluvari cu cichiri e piatti
manciari c’è pi tutti puru pi cani e iatti)
 di di di di… fa do mi la-   fa do mi la-
Ma passu tutti i ionna a cuntari guai           re la7
e di festi cai non ni vidu mai                     re
si venunu ogni annu poi passunu viatu         la7
e iò avi tri ghionna chi mi tiru u ciatu.      re
di di di di… sol re fa# si-  sol re fa# si-
Chi ionna amari e duri chi vita scunsulata
p’un cuccittu aliva o na nciova salata
un mostru i piscistoccu o puru na iaddina
mi nsonnu sulu a notti e scumparunu a matina
 di di di di… sol re fa# si-  sol re fa# si-
Mi nchiana a dibulizza e mi nchiappunu i duluri
mentri ntà l’autri casi c’è ciauru e sapuri
a comu stannu i fatti non pozzu chiù campari
faciti cacchi cosa e datimi a manciari.
A comu stannu i fatti non pozzu chiù campari
faciti cacchi cosa e datimi a manciari.
                                      (Kazoo)      sol re fa# si-  sol re fa# si-
       Oh mamma chi fami, staiu murennu, staiu murennu da fami
       Oh mà maciamu duminica? Pi daveru?
       Non mi calari o funnu mi ntrasi l’acqua di naschi
       A vò menza birra? No! Una sana ni vogghiu
       Oh mamma chi fami …
                                               (Kazoo)      sol re fa# si-  sol re fa# si-

(Fra parentesi strofa non presente in questa registrazione)



venerdì 16 gennaio 2015

Il galletto canterino


Il canto dei bambini
è gioia, vitalità, benessere.
   Nella nostra parrocchia si usava
organizzare per carnevale “lo zecchino d’oro”.
   Dopo le tre giornate  in parrocchia che
ci avvicinavano alla festa dell'Epifania, 
partecipatissima la processione con i doni
e il sorteggio del Bambinello,
via ai preparativi per il carnevale.
Dalle “stelle” ai coriandoli.
   La chiesa vecchia, oggi chiesa di Sant’Anna, stracolma di gente,
diventava l’arena, il primo palco di tanti piccoli cantanti
per una festa che non aveva fine.
   I pomeriggi di prove prima e
le tre serate della “competizione canora” con  il teatrino
( mitico quello di Cummari Cicca)
coinvolgeva bambini, giovani, genitori, nonni e parenti.
   A volte si replicava il 19 marzo, festa del papà,
e anniversario di ordinazione sacerdotale di
Don Geoacchino Grillo.
   In tante occasioni ho avuto il piacere,
con un complessino (oggi gruppo musicale),
di preparare e accompagnare
prove e serate dei piccoli cantanti.

   Mi son procurato il testo de:
Il galletto canterino in un libro di scuola materna
e adesso ritrovo quest’unica registrazione cantata da Nunzio S.
   A risentirla dopo 40 anni viene spontaneo un sorriso
così come avrebbe fatto Nunzio
al quale il sorriso non mancava mai.
   Questa canzoncina che ha accompagnato l’infanzia dei miei figli
oggi comincia ad allietare quella dei nipotini Angela, Antonio e Allegra.



( Foto Schepis: un'edizione con Paolo Marchese e Mariella Pirri)

Clicca sul link seguente per ascoltare la canzone:

                                           Il galletto canterino

    (do sol7 do sol7 do)
Galletto canterino appena spunta il dì        (do sol7 do)
ci porgi il buon mattino col tuo chicchirichì (do sol7 do)
in mezzo alla nidiata riposa l’uccellino        (do sol7 do)
sognando l’imbeccata un chicco un moscerino  (do sol7 do)
 in mezzo alla nidiata riposa l’uccellino                
sognando l’imbeccata un chicco un moscerino  
     (do sol7 do sol7 do)
Riposan pure i fiori nei verdi bei giardini
riposan tanti cuori di grandi e di piccini
col canto tuo galletto ci dici è giunta l’ora
saltate giù dal letto buongiorno a chi lavora
col canto tuo galletto ci dici è giunta l’ora
saltate giù dal letto buongiorno a chi lavora.
            (testo di ... ?)

domenica 4 gennaio 2015

Sara



Un piccolo canto per te
conchiglia dischiusa
che suggerisci doni;
io ti rubo
al tuo mondo
d’estraneo mare
e ne trovo le perle.
           (Francesco Micale da:
           Nella danza del figlio di ieri:  Un piccolo canto)

Canzone del 4 gennaio 2006 "nata" per la neonata Sara.
Due giorni dopo (Epifania) tantissimi amici ci siamo ritrovati a cantare e festeggiare
a casa di nonno Mico Cambria.


foto Angela P.

Clicca sul link seguente per le immagini della canzone:

Sara
Pi l’annu novu si non c’è festa                         (la- re- sol7 do la-)
Non sacciu comu e unni è sbattiri la testa  (re- mi7 la-)
Non ci poti u vinu, l’oru di butti,
pu Capillannu pari acqua puru s’è forti
e l’auguri ora vi fazzu
a tutti quanti ntà stà casa e stù palazzu.

       (Rit. 1)      E su Capillannu è                       (sol la-)
                      a megghiu festa chi c’è            (re- mi7 la-)
                      ma lu nonnu già pripara
                      n’autra festa nasciu Sara, Sara, Sara.

Boncapidannu a niputi e o nonnu
Boncapidannu a cu si iazza mott’ i sonnu
e alla figghia si si stà truccannu
e alla mamma iò ci fazzu Boncapidannu
Boncapidannu a patri e figghiu
cu iddi mbivu e finu a notti restu svigghiu.

      ( Rit.2)      E su Capillannu è                       (sol la-)
                      a megghiu festa chi c’è            (re- mi7 la-)
                      ma lu nonnu già pripara
                      n’autra festa nasciu Sara,  Sara,  Sara.  
                      Uh … uh … (kazoo)

Si siti pronti, pronta è a buttigghia
fazzu l’auguri a tutta quanta la famigghia.
Pronta è a chitarra e a fanfara
facemu festa chi nasciu Cambria Sara.
Du Capillannu all’Epifania
doppia è la festa eni nonnu Micu Cambria.

      (Rit. 1)

Mentri  lu patri a culla iamma
auguri a Barbara chi ora eni mamma
si senti ancora a ciaramedda
brindamu tutti pi stà figghia chi eni bedda;
bedda ntà facci, bedda i culuri
tanta saluti e pi Cammelu tanti auguri.
Auguri e zii, auguri a nonna:
brindamu tutti finu a quannu fora ghionna.
     (Rit. 2)
             (4 gennaio 2006)